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Sardegna/Sardinia

NATURA E CULTURA NELL'ISOLA/ IN BUILDING


La Sardegna è per dimensioni la seconda isola del bacino del Mediterranea. La popolazione sarda è costituita da ca. 1.700.000 abitanti spalmati su un territorio di 24.000 km2 a bassissima densita di popolazione (69 abitanti ogni kmq).

La Legge Regionale n 31/89 norme per l'istituzione e la gestione dei parchi, delle Riserve naturalli e dei Monumenti Naturali nonchè delle aree di particolare rilevanza naturalistica ed ambientale, individua attraverso una serie di allegati:A, i Parchi naturali; B, le Riserve naturali ed i Monumenti Naturali e le altre aree di rilevante interesse naturalistico ed ambientale.

I Parchi naturali della Sardegna: Gennargentu (Nuoro); Limbara (OT); Monte Linas, Marganai-Oridda e Montimannu (CI-Mc); Marghine - Goceano (Ss); Monte Arci; Montiferru e del Sinis (Oristano); Giara di Gesturi; Sette Fratelli-Monte Genis (Cagliari); Sulcis (CI).


Ambienti Naturali della Sardegna


 
        
    Nelle foto dall'alto a destra: goloritze da Punta Salinas; supramonte Oliena e  Orgosolo; fossili della Sardegna; Grotta del Fico (Baunei)

Note introdutive sull'Archeologia della Sardegna

L’affascinante Sardegna è un’isola ricca, oltre che di bellezze naturalistiche, di spettacolari monumenti archeologici che ne fanno la terra con la più alta percentuale di siti archeologici di tutto il mondo mediterraneo.

L’uomo cominciò ad abitare la Sardegna già in tempi assai remoti, nel Paleolitico inferiore. Di questa antichissima frequentazione se ne ha testimonianza da scavi archeologici effettuati nell’Anglona (nord-ovest della Sardegna) che hanno restituito materiali databili a 500.000 anni orsono.

Durante il Paleolitico superiore e il mesolitico (15.000-10.000 a.C.) l’uomo continuò ad abitare in Sardegna e di questo se ne ha prova nell’importante sito di Grotta Corbeddu (Oliena-Nu) dove insieme ad arnesi in pietra, vennero rinvenute ossa di Megaceros Cazioti (un cervo primitivo che abitò la Sardegna in quel periodo) e di Prolagus Sardus Wagner (un roditore della famiglia dei lagomorfi, ormai estinto).

Nelle prime fasi del neolitico (6000 a.C. circa), la Sardegna assunse un ruolo di fondamentale importanza nell’estrazione e nel commercio in molte aree del Mediterraneo, dell’ossidiana.

Questa importante pietra di origine vulcanica, chiamata anche oro nero della preistoria, abbonda in Sardegna in un’unica località chiamata Monte Arci, nei pressi di Oristano. La sua notorietà fu dovuta al fatto che in un periodo in cui ancora non era presente la metallurgia, essa rappresentava un ottimo sostituto dei metalli nella realizzazione di lame e punte di freccia. In alcune aree del nord-Italia, della Corsica e del sud della Francia, sono stati rinvenuti, in contesti archeologici manufatti realizzati con l’ossidiana di Monte Arci, segno attestante che i Sardi andassero per mare già da quel periodo.

Nel neolitico recente (3800-2900 a.C. circa), la Sardegna si caratterizza per la nascita e la diffusione della cultura di “San Michele”realizzazione delle “domus de janas” (lett. case delle fate), si tratta di tombe ad una o più camere, scavate nella roccia viva e raramente si presentano isolate, ma quasi sempre accompagnate da altri sepolcri, fino a formare delle vere e proprie necropoli. Spesso nelle pareti sono presenti delle decorazioni realizzate con l’ocra rossa e gialla, incise nella roccia o risparmiate su di essa. Tra le simbologie ricorrenti troviamo le corna taurine, le spirali e i simboli della dea madre. A volte le piante di alcune tombe ricordano quelle delle capanne, motivo per cui si pensa che queste genti credessero nella vita ultraterrena.

In Sardegna di queste tombe se ne contano a migliaia e sono diffuse un po’ in tutto il territorio. Tra le più famose e importanti ricordiamo la necropoli di Montessu a Villaperuccio (CI), Sant’Andrea Priu a Bonorva (SS), Anghelu Ruju ad Alghero (SS).

Durante la prima età dei metalli (2800 a.C. circa) giunge dal nord-Europa e si sviluppa in Sardegna il grande e complesso fenomeno del megalitismo con la messa in opera di menhir, spesso allineati come nel caso di Terratzu a Villaperuccio (CI) a Pranu muteddu-Goni (CA) o a Biru ‘e Concas-Sorgono (NU).

Insieme a questi si realizzano tombe chiamate dolmen e aleè couverte, costituite da grossi lastroni infissi di coltello sul terreno e uno o più monoliti come copertura. Tra i più imponenti: Sa Covecada-Mores (SS) e Motorra-Dorgali (NU).


Ma in Sardegna, il culmine del fenomeno del megalitismo lo si raggiunge nell’età del bronzo medio (1550 a.C. circa) con la costruzione dei primi nuraghi, veri e propri castelli costruiti con grossi blocchi di pietra. Esistono varie tipologie di nuraghe: si va dai monotorre (che constano di una sola torre) ai pentalobati (con cinque torri laterali unite da un bastione e una torre centrale) e spesso forniti anche di un cortile interno.








Il numero dei nuraghi presenti sul territorio sardo è davvero considerevole, se ne contano addirittura più di 10.000!

Attorno all’XI sec. a.C. la civiltà nuragica si espresse anche con la realizzazione di pozzi sacri, ossia templi dedicati al culto delle acque, elemento importantissimo nella religione dei protosardi. Essi rappresentano l’apice dell’acquisizione di importanti tecnologie costruttive decisamente all’avanguardia rispetto a tutte le altre aree del Mediterraneo. Sono centinaia i templi a pozzo presenti sull’isola, ma purtroppo non tutti facilmente raggiungibili e visibili. Sono comunque numerosi quelli fruibili o gestiti da cooperative: Santa Cristina-Paulilatino (OR); Sa Testa-Olbia (SS); Predio Canopoli- Perfugas (SS); Tatinu-Nuxis (CI); Funtana Coberta-Ballao (CA).